CAPITOLO 1 Stai attento a ciò che cerchi, potresti trovarlo...
“ datemi un pugno di uomini disposti a marciare fino all'inferno,
ed io lo conquisterò!”
Helmut Kapoozi, avvio della III crociata Abissale , M 37
Annotazione n° 15, diario personale di Diego di Carovigno, redatto dal Servitor Scriba 347/99X, rif. "Nella Bocca Del Drago"
Un gruppo di pirati, i Predoni di Kari, prendono di mira soprattutto mercantili con carichi esotici – flora e fauna exo, manufatti alieni, oggetti archeologici, reliquie. Si dice che i Predoni, che si nascondono nella nebulosa Bocca del Drago, conoscano la rotta per S-81/6 Verdegris, e che lì risiedano misteriosi i compratori del bottino delle loro razzie.
A Diego interessa la rotta per Verdegris, agli Eldar i compratori, e poi c’è anche una taglia sui Predoni.
Cose da Fare: Trovare i Predatori di Kari, recuperare le mappe di navigazione con le rotte per S-81
Dove Farle: nella nebulosa Bocca del Drago. È un ammasso di gas, polvere cosmica e asteroidi con emissioni energetiche che rendono difficile la navigazione.
Come farle: con le navi spaziali degli amici eldar dello zio (pacchia!). Si va a pesca! Dovrò noleggiare un piccolo mercantile e metterci come carico qualcosa presa in prestito degli eldar – sculture, armi, calzini sporchi, quel che capita. Un carico che i Predatori non possono ignorare. La rotta del mercantile passerà per le zone di massima attività dei Predatori. Spargeremo la voce sul mercantile nei posti giusti, poi lo seguiremo a debita distanza. Quando i Predatori abborderanno il mercantile, noi abborderemo loro.
Diario personale di Vincenzo di Carovigno, registrazione vocale 13567/2 sub 18
I predatori Khari solitamente rivendono al miglior offerente il loro bottino e gli oggetti xeno pagano bene,sempre.
Lo sa bene Rudho, il comandante della nave pirata “Martello della Nebulosa”, la cui avidità lo ha spinto a missioni sempre più rischiose. Una delle ultime fu particolarmente sanguinosa e fruttuosa.
Una nave che sembrava dell'Imperium trasportava una strana costruzione elicoidale, così grossa da star benissimo al centro di un salone di un re o dell'Imperatore stesso.
Poco importa se l'equipaggio sembrava completamente fuori di testa quando la nave venne abbordata e che questi combatterono anche a mani nude, fino all'ultimo uomo, come se fossero degli invasati.
Poco importa se la loro pelle tendesse al rossiccio e si fossero tutti incisi dei simboli strani sul corpo.
A Rudho quella scultura di 4 metri di altezza sembrava potesse valere tanti crediti quanto pesasse. I dati trovati nella nave erano in parte cancellati ma quella cosa, chiamata Il Marchio, doveva essere messa nella stiva della Martello della Nebulosa.
Ci vollero solo 4 giorni perché il Marchio facesse il suo effetto e trasformasse l'equipaggio in pazzi assetati di sangue. Altre due navi vennero abbordate ma del carico non importò nulla a nessuno. L'equipaggio venne trucidato e ucciso. Alcuni corpi vennero divorati, altri inchiodati all'esterno della nave stessa.
Ora sulle fiancate della Martello è presente il simbolo del Marchio, bello in vista e realizzato con il sangue delle vittime di Rudho e i suoi.
Il Comandante non può fermarsi, vuole altro sangue e quella nave eldar all'orizzonte sembra un bersaglio perfetto.
Nonostante a Rudho della rotta verso Verdegris non importi più nulla, e probabilmente non ricorda nemmeno cosa sia, i dati per raggiungere il pianeta si trovano nella banca dati della nave.
Certo che se lo scontro risultasse cruento, il database potrebbe anche danneggiarsi e i dati potrebbero andare persi completamente o in parte.
I Predoni sono assetati di sangue e non sono interessati al carico ma all'equipaggio che verrà utilizzato come cibo o come sacrificio. Il Marchio potrebbe causare qualche problema ma non si è certi di cosa accadrebbe se venisse distrutto. Forse lasciarlo alla deriva dello spazio potrebbe essere una soluzione. Potrebbe.
“Contatto in tre” anodina , distaccata, la voce pareva generata da un calculus logi, solo la sottesa musicalità, che riempiva gli spazi tra le parole di tutto il significato, ne indicava la provenienza.
L' Esarca dei vendicatori implacabili mosse il capo in direzione di Diego.
“Dannati professionisti! Sei così freddo che ti chiederei di tenermi le birre!” Diego non era mai esattamente a suo agio tra quei giganti slanciati.
“Contatto in due” Lo spazio tra i secondi si dilatava, dando tutto il tempo a Diego di rivedere la catena di scelte che lo avevano portato lì.
L'esca aveva funzionato alla perfezione, il vascello pirata si era avvicinato con furia, pronto a sbranare la preda. L'assalto era stato così repentino che il pilota aveva faticato ad agganciare e seguire il segnale dei corsari, ma la trappola era ben congegnata e una dopo l'altra le agili navi Eldar avevano spinto il “Martello della Nebulosa” verso la Faishorr'ko.
I primi potenti colpi dalle batterie di prua avevano staccato brandelli dalla nave pirata, seguiti da sbuffi di ossigeno compresso e lingue di plasma... poi la prua del “Martello della Nebulosa” si era impennata, con una manovra ai limiti del possibile, e si era scagliata verso l'ammiraglia Eldar!
Sicuramente domani Diego avrebbe ricordato con piacere il senso di panico che aveva pervaso l'efficientissimo equipaggio Eldar, ma adesso, seduto su una capsula d'abbordaggio che sembrava l'interno di un cranio levigato, sentiva solo la risatina compiaciuta di zio Vincenzo.
“Contatto in uno” Pensava di starsene seduto ad osservare il meticoloso piano ideato dal Veggente che si dipanava, mentre le navi Eldar con grazia sofisticata facevano a brandelli il nemico, immobilizzandolo... e invece eccolo qui, a tirare le fila di un piano improvvisato in un momento di panico.
Il mercantile, l'esca, si era frapposto sulla rotta dei pirati (l'avevano scelto per la velocità, in fondo!) che , senza nemmeno rallentare, lo aveva speronato, perdendo impeto. All'inferno la sottigliezza, a quel punto le navi Eldar avevano cominciato a colpire il vascello ripetutamente, con rabbia, sembrava quasi che l'adrenalina di Diego fluisse dall'ammiraglia fino ai piloti
Eldar nello spazio. Era in quel momento che si era accorto di stare dando ordini a destra e a manca. Che sballo lo sguardo selvaggio di Zabih in quel preciso momento!
“Contatto” ci fu un rumore soffice, come quando un coltello entra nella carne, ed un tremore diffuso lungo le strutture di alabastro della navetta “Abbordiamo”
Ecco la parte che meno a Diego piaceva di tutta la faccenda, ancora adesso non ci credeva! L'idea dell'abbordaggio era stata sua! Zio Vincenzo lo aveva avvisato della possibilità che i pirati non ci tenessero ad essere catturati vivi, qualcosa a che fare con il simbolo dipinto (meglio dire spalmato) sul fianco della nave. Che l'empireo di prenda l'animaccia dello
zio! Come faceva a convincerlo sempre?!
Ormai era tardi, il “suo” piano era in pieno svolgimento, e Diego aveva intenzione di sopravvivere! Attorno a lui i suoi uomini (molti cresciuti agli ordini di Diego nei bassifondi di Baraspine) si districarono dalle imbracature sottili come seta e si precipitarono all'iride di sbarco; i vendicatori ed altri guerrieri spettrali si erano già allontanati lungo i tetri corridoi della nave pirata.
Per i primi minuti Diego ed i suoi non fecero che seguire la cantilena delle shuriken, a cui facevano da contrappunto alcune deflagrazioni sporadiche. Con zelo si accertarono che tutti i morti incontrati restassero tali.
Svariati metri di corridoi imbrattati di sangue dopo Diego si fermò: il rumore si era attenuato, per quanto cercasse di raccapezzarsi e di riprendere il contatto con gli agili xeno all'assalto, dovette accettare il fatto di essersi perduto.
“Cazzo! Cazzo! Cazzo!” imprecando sonoramente imboccò una passaggio in salita. “Bella figura di merda! E magari riesco anche a farmi ammazzare da qualche pirata assetato di sangue!” Avvolto da questi pensieri Diego guidava i suoi uomini nel budello del “Martello della Nebulosa”, trasalendo alle ombre e tendendo le orecchie per qualsiasi indizio.
Aveva perso il senso del tempo quando le note del “Peyan'ya'moor” lo raggiunsero, la canzone della guerra degli Eldar risuonava lungo i corridoi, e Diego accelerò il passo.
Dietro una paratia divelta il massacro era al suo apice: il ronzio delle spade a catena degli Scorpioni sottolineava il rumore umido del sangue e delle viscere che si riversavano sul pavimento, il tintinnio dei proiettili sul metallo era un ritmo sincopato per le urla di guerra dei pirati ricoperti da rozze armature di metallo rugginoso, e come un fiume in piena su tutto risuonava il peana degli Arlecchini.
Lo zio aveva ragione, questi pazzi imbrattati di sangue non avevano alcuna intenzione di arrendersi, anzi li avevano aspettati nel luogo dove la carneficina poteva sbocciare!
Vista dall'alto, dal punto di vista di Diego, la battaglia era persa per i pirati, ma questo sembrava solo spingerli a combattere con più abbandono e vigore selvaggio.
Al centro della aggraziata e letale danza Eldar, che si muoveva come un carosello di morte intorno alla grande zona di carico, si ammonticchiavano i corpi dei pirati morti. Il “Peyan'ya'moor” significava niente prigionieri.
“ Serpi di Baraspine, andiamo!” Senza dar tempo al proprio cervello di trattenerlo, Diego saltò la ringhiera del camminamento e precipitò sparando per i quattro metri che lo separavano dal nodo convulso dei pirati al centro della stiva. Inebetiti dalla sua audacia, la sua squadra lo seguì senza pensare, sparando all'impazzata.
Come un assolo di violenza nella sinfonia Eldar, Diego ed i suoi si fecero largo tra in pirati con furia sgraziata e ferocia tutta umana. Colpendo a destra e sinistra, raccogliendo una pistola non sua dopo aver scaricato l'ultimo colpo nella nuca di un nerboruto pirata, Diego si trovò al centro del maelstrom. Era in un momento così che aveva conosciuto Zabih...
Alzando la testa Diego puntò lo sguardo negli occhi gelidi di una figura alta e muscolosa, i capelli lunghi e lordi di sangue si appiccicavano all'ovale del viso, ai seni ed alle spalle atletiche. Simultaneamente estrassero i coltelli.
Diego aveva affrontato molti combattimenti, e sicuramente la donna pirata non era da meno, ma un rampollo dei Carovigno non arriva alla maggiore età se non conosce i trucchi più subdoli. Diego si vantava di essere un maestro nel “calcio del villano”, e la rotula spezzata della sua avversaria ne era prova!
Con il gomito sulla gola e la punta del coltello davanti agli occhi della sua preda Diego sibilò “voglio la mappa!”
Una smorfia di rabbia e gioia attraversò il volto della donna “Io sono la mappa” sussurrò mentre le sue labbra incontravano quelle di Diego...
Nella stiva il massacro aveva lasciato posto al silenzio, ed al centro , avvinti, c'erano loro due...
CAPITOLO 2 Io, Lei , l'Altra (e un miliardo di conigli)
“la sanità mentale è per i deboli"
attribuito a Lokar Truesight, traditore ed eretico
“Aspetta un po', tu e questo buffone volete fare COSA?!?”
Zio Vincenzo mi fissa impassibile, il che non gli risulta difficile visto che al posto degli occhi ha degli impianti. “Il qui presente Lorbane è un solitario, un Arbennian, e ricopre uno dei ruoli primari nella masque, un rituale millenario. È un membro stimato della comunità Eldar, conosce più modi di uccidere un uomo di quanti tu ne possa anche solo immaginare e, benchè non parli, comprende perfettamente la nostra lingua.”
Ops!
Lorbane lo stimato assassino non muove un muscolo. La maschera che indossa gli copre completamente il volto, facendolo somigliare ad un manichino vestito con pessimo gusto. Però improvvisamente ho la sensazione che mi stia guardando male, e non è una bella sensazione.
Deglutisco, guardando fuori dalla finestra di osservazione, da cui si vede l’anonimo pianeta intorno a cui orbitiamo. Una navetta sta rientrando dopo un volo verso la superficie, altre due stanno scendendo verso il pianeta. Gli affari vanno bene da quando abbiamo aperto la rotta per Verdegris.
“Lorbane ritiene utile un'ispezione della donna pirata che hai... catturato, per indagare ulteriormente gli effetti della Spira e il mistero della mappa. Presenzierò personalmente all'analisi per assicurarmi che la… um... possibilità di accedere alla mappa non venga compromessa.”
“Ispezione? Analisi? A me quello sembra più un tavolo di tortura!” Alle spalle dei due fa bella mostra di sè un tavolo operatorio, con un ampio corredo di bisturi, lame, sonde, trapani e libri aperti su schemi di anatomia femminile che non promettono niente di buono.
“Figliuolo, dobbiamo sperimentare, capire i poteri di quell'oggetto.”
Odio quando mi chiama figliuolo. E anche quando parla di sperimentare. Mi fa venire in mente visioni di insetti infilzati e di topi vivisezionati.
“Gli Eldar sono particolarmente... sensibili all’influenza della Spira" – continua – "e sono preoccupati dagli effetti che la sua vicinanza ha su di loro. E sugli umani.”
Razza a cui tu, evidentemente, non appartieni. “Molto preoccupati.”
Sono preoccupati si! Dopo il terzo episodio di follia omicida tra le guardie che lo sorvegliavano nella stiva, il comandante Endennor ha ritenuto ‘prudente’ portarla fuori dalla nave e lasciare che siano le spettroguardie a controllarla. Tanto sono già morti, mi dicono.
“Non puoi sperimentare su uno degli altri pirati?”
Mio zio si gira un istante verso Lorbane, che annuisce con un movimento quasi impercettibile del mento, poi torna a rivolgersi a me e risponde secco: “L'abbiamo già fatto. Non ce ne sono più.” – lo fisso sbigottito – “Però lei è diversa, è più... forte. Per questo lei è la mappa. Dobbiamo capire come funziona.”
“Dai, zio, non puoi farlo. Tra noi si è creato un ... legame. Mi serve solo del tempo.” Tempo, e una guardia del corpo per evitare che Zabih mi uccida.
Il mio unico, grande e irascibile amore non ha preso bene quel bacio in mezzo alla battaglia, e ancora meno bene la questione della mappa. Si, perchè Lei (non ha mai voluto darci un nome) è letteralmente la mappa. In qualche modo è capace di farla comparire sulla sua pelle, come se fosse una bussola vivente, e la mappa delle stelle sul suo corpo cambia per riflettere la nostra posizione nello spazio. In mezzo (non dico dove) c'è sempre Verdegris, il pianeta fantasma.
Il problema è che Lei accetta di far “emergere” la mappa solo se sono l'unico presente. Devo anche dire che la mappa è su tutto il suo corpo? Insomma, ometto i dettagli, ma improvvisamente l'astrogazione non mi sembra più così noiosa.
Lo so, non è così strano che a Zabih la cosa non vada giù, ma io lo faccio per il bene della spedizione! Insomma, perchè con le donne tutto è sempre così complicato?
Zio scrolla le spalle. “Mi dispiace Diego, ma non è una decisione sotto il tuo controllo.”
Improvvisamente irrompono due guardie Eldar, e sibilano qualcosa nella loro lingua.
Lo Zio e Lorbane si girano verso di loro, poi verso di me. “È opera tua?!?”
Se non fosse che lo conosco troppo bene, penserei che lo zio è alterato.
“Opera mia cosa?” lo guardo confuso.
“L'hai fatta scappare? Sei impazzito? Ci stai mettendo tutti in mortale pericolo!” Lorbane non ha mosso un muscolo, ma adesso è ancora più minaccioso di prima. Ma come fa?
“Scappare? Dove? Quando?” mi guardo intorno, come se Lei potesse spuntare da sotto una sedia o dietro una delle colonne sinuose che agli Eldar piace tanto mettere sparse in giro per la loro nave. C’è un veloce scambio di schiocchi e sibili tra lo zio e le guardie.
“La donna pirata, la mappa, è sparita dalla sua cella. Con lei sono sparite le guardie che la controllavano.” Mi guarda in modo accusatorio. Lo so, sono le mie guardie. Bull e Stinco. Stupidi oltre ogni immaginazione, ma compagni fidati, o almeno così credevo.
“Zio, ti giuro che non ne so nulla...”
“Certo che non ne sa nulla, il dannato imbecille!" Zabih irrompe nella stanza. Quando arriva, si assicura sempre che tu te ne accorga subito. “Sono stata io!!!”
“Vedi? È stata lei! ... Aspetta! Sei stata tu?!?” Niente da fare, oggi non posso fare a meno di fare la figura dell’idiota.
“Si! Ho portato la puttana lontano dalle tue manacce zozze. Non è stato difficile, le tue guardie sono facili da corrompere.” Sguardo malizioso, dito che scorre lungo il fianco. Dobbiamo fare due chiacchere io, Bull, Stinco e un saldatore.
“L’ho venduta!” finisce trionfante “A un cercatore!”
Sono senza parole. E pure lo zio. E Lorbane, ma questo è più normale. Scuoto la testa portandomi una mano alla fronte.
I cercatori sono un genere molto speciale di mercanti. Girano nel settore e cercano oggetti (e non solo, evidentemente) che possano stuzzicare gli strani appetiti degli abitanti di MoltoMortoNiglio, gli Orologiai.
Zabih si mette i pugni sui fianchi e affronta me, lo zio e l’arlecchino, con la solita aria di sfida. Quanto la amo quando fa così! Faccio per muovermi, ma lei gira lo sguardo fiammeggiante verso di me: “Non provarci nemmeno o ti strappo le palle e le uso come pendaglio.”
Ok, come non detto. Ci tengo alle palle e capisco quando la mia donna non sta scherzando.
Passano una manciata di lunghissimi secondi.
“Figliuolo...”
Ecco, arriva.
“Devi andare a MoltoMortoNiglio, scoprire chi ha il possesso della mappa e trovare un accordo con loro. Dobbiamo riaverla” e fa un gesto verso il tavolo operatorio.
“Prova a riportarla indietro e sei un uomo molto morto!” replica Zabih gelida.
Lorbane non dice niente, ma mi guarda, gli occhi neri e alieni di un assassino millenario fissi nei miei.
E adesso cosa faccio?
Un piano ben riuscito
Non è stato difficile individuare la città di Brugola R74.
Ora si staglia imponente all'orizzonte e procede come una lenta e centenaria testuggine, lasciandosi dietro impressionanti impronte circolari. Un uccellino aveva detto che il cercatore era su Brugola R74. Erano bastate due dita rotte per farlo cantare.
Due dita rotte e venti crediti. Avevo scommesso su due dita e 3 costole incrinate, mi era sembrato un tipo tosto e invece niente da fare.
La navetta su cui viaggiamo con Zabih, quattro uomini fidati e un eldar silenzioso (strano, eh?) sta raggiungendo la città, troppo lenta per fuggire. Le città che camminano erano mai cadute? Era possibile fare loro uno sgambetto? Ah, i grandi misteri dell'umanità.
Zabih non ha spiaccicato parola da quando abbiamo lasciato la nave eldar ed è ancora rossa dalla rabbia (più rossa delle pitture di guerra, intendo).
La pirata, chiamata ormai Mappa, è stata venduta non a un cercatore qualunque ma al più famoso del settore, uno che sembra possa realizzare qualsiasi desiderio. Questo fenomeno si fa chiamare Mister Meraviglia, famosissimo, e pare che il suo nome reale suoni più o meno come quello di un cane.
Fido? Rex? Indiana? Sempre meglio di Mister Meraviglia, per l'Imperatore!
“Mister Meraviglia non ha intenzione di svelare a chi ha consegnato la ragazza.”
M.M. veste come se avesse appena attraversato una giungla. Ha vestiti color kaki, un cappello a tesa larga, una frusta e una grossa pistola al fianco.
E parla in terza persona. Potrebbe andare peggio?
Ha diverse parti meccaniche ed emette un ticchettio come se gli avessero messo un orologio a pendolo nel culo. Sarebbe simpatico a zio Vincenzo.
“Cerchiamo di non complicare le cose. Un orologiaio voleva una ragazza in grado di fargli vedere le stelle in tutti i sensi. Noi ti facciamo un regalo in cambio del nome di chi l’ha presa, lasciamo pure che il tipo si faccia un giro, ce la riprendiamo, e tutti vissero felici e senza ossa rotte.”
Meraviglia rimane in silenzio, cercando lo sguardo di Zabih che si è defilata dietro la scorta.
“Hey, Mister. Guarda che quella ragazza pirata mena e il tuo amico orologiaio potrebbe uscirne male. Fagli un favore e dacci una mano, intesi?” Zabih, durante tutta questa scena, non dice una parola.
“Mister Meraviglia esaudisce i desideri. Se è il nome dell'orologiaio che vuoi, lo avrai.” Ma come, nemmeno due dita rotte? Se su questo pianeta sono tutti così cacasotto, sarà una passeggiata riprendere Mappa e tornare dagli xeno.
“Tutto però ha un prezzo”
Ora, dovete sapere che non sono famoso né per le buone maniere né per la pazienza. Lo so, non sono famoso e basta. “Senti Mister Stronzo, la ragazza te la sei presa senza fare complimenti e ora sei qui che chiedi dei soldi?”
“Mister Meraviglia paga sempre chi fornisce ottimo materiale”
“Cosa?” Ero stanco di fare la faccia di chi non se lo aspettava.
Mi giro verso Zabih e per la prima volta la vedo con lo sguardo basso, come se si vergognasse di qualche cosa. Lo xeno nel frattempo le si è avvicinato un po' troppo.
“Hey baby, dice sul serio?” Zabih non può resistermi quando la chiamo baby.
La ragazza sembra imbarazzata. Oh tipo, ho detto imbarazzata. Zabih, capito? Mai successo in tutta la sua vita. Mai.
“Mister Meraviglia è disposto a darvi l'informazione che cercate ma in cambio vuole la ragazza che lo ha contattato e quello che le abbiamo dato come ricompensa”
“Hey Mister Cazzone, frena un attimo. Tu vuoi la mia ragazza? Sei fuori di testa? Mi sa che al massimo ti darò un buco in testa, capito? Zabih, ridagli quello che ti ha dato ed evitiamo di sporcare il pavimento di sangue.”
Se il Meraviglia non avesse scelto un luogo pubblico per l'incontro, la conversazione sarebbe stata molto più breve e violenta. Stranamente il cercatore sembra essersi presentato da solo.
“Mister M, vedi di fartelo bastare, chiaro? Zabih, che ti prende? Si può sapere cosa diavolo ti ha dato questo tizio? Qualsiasi cosa sia, prometto di comprartene una più grossa!”
La ragazza sembra riluttante a parlare davanti a tutti, poi sbotta: “Vai al diavolo, Diego! Da quando abbiamo lasciato Tarantus non mi hai più guardata!”
Mi aspettavo di tutto, ma non una scenata di gelosia. Non qui, non ora.
“Non provare a giustificarti, chiaro? Io volevo solo sbarazzarmi della tizia, però il cercatore ha insistito e mi ha dato questo medaglione. Mi ha detto che... insomma... che porta fortuna in amore.”
Così dicendo, Zabih estrae un ciondolo che teneva ben nascosto sotto la corazza attillata. È tondo, con strane incisioni, e la luce lo fa riflettere di violetto e rosa e altri colori pastello.
A quel punto l'Eldar grida qualche accidente e tira fuori la monolama.
Sono paralizzato dal terrore.
No, dico, fortuna in amore? E poi cosa vorrà, dei figli?!?
Dopo un istante mi riprendo. La pistola laser che ho in mano fa un tenue “biip” per segnalare la ricarica completa. L’eldar è a terra con qualche buco fumante, ma prima di andar giù ha fatto in tempo ad affettare metà della mia squadra. Un casino, sangue dappertutto, gente che scappa terrorizzata. Abbiamo pochi secondi per svignarcela.
Mister Meraviglia non ha mosso un muscolo. “Interessante” ticchetta con la sua voce metallica.
Mi avvicino a Zabih, la fisso negli occhi come farebbe un vero eroe degli olofilm, poi le strappo il medaglione dal collo e lo lancio verso M.M. Sono molto arrabbiato, e ci metto un po’ più di forza del dovuto. Per fortuna, perchè quando afferro il maledetto gioiello mi sembra di aver preso in mano una lumaca gigante. Mi si secca il palato, mi sento come un ubriaco, ho paura, sono eccitato, euforico e rilassato allo stesso tempo. A fatica riesco a completare il movimento e ad aprire le dita.
Non oso pensare all’effetto che stava facendo su Zabih, che si guarda intorno disorientata e si massaggia il segno rosso sul collo lasciato dal medaglione.
Mister orologio a cucù afferra il medaglione con un rapido gesto del braccio. Click-whirrr. “Mister Meraviglia vi accompagnerà dall’Orologiaio.” Si gira sul posto con precisione marziale e si avvia vero un corridoio laterale.
Devo decidere in fretta, e non ho molte scelte. Mando via i due uomini sopravvissuti con Zabih e il corpo dell’eldar, e seguo M.M. da solo.
Asincronia è ben più difficile da raggiungere di Brugola R74. Voglio dire, Brugola è una città che cammina, Asincronia è una dannata città che vola! Di certo non la trovi solo con una mappa.
Atterriamo con lo speeder su uno dei bastioni (di pietra – ma che, scherziamo?!?). Senza una parola M.M. mi precede in un dedalo di corridoi fino ad una sala gigantesca. Le pareti sono un incubo di ingranaggi, pistoni, leve, catene, tiranti e pulegge. Tutto è in movimento, con un sottofondo di ticchettii, sbuffi, colpi, ronzii e schiocchi, forse anche sussurri e gemiti. Nella penombra tra gli imbranaggi si intravede qualcosa che non sembra tanto meccanico, e non tutto quel che si vede gorgogliare nei tubi sembra olio motore.
Interessante. Credo che lo zio si sentirebbe a suo agio qui dentro.
Al centro, su un trono che ruota lentamente su ingranaggi lucidi di grasso, c’è un umanoide. La pelle è bianca e molliccia come un uovo sodo, il naso praticamente non c’è, gli occhi sono acquosi e neri, il corpo completamente rinchiuso in un macchinario connesso con le pareti della sala da lunghe tubazioni e cavi. Sulla spalla metallica, incongruo come una vergine nei bassifondi di Tarantus, un grosso uccello metallico dalle piume multicolori si guarda intorno soddisfatto.
Mister Meraviglia si ferma a rispettosa distanza. “Silver Senza Sogni, Orologiaio di Asincronia, ti dà il benvenuto nel Cuore dell’Ingranaggio.” La voce arriva all’unisono dallo stronzo ticchettante, ma anche da dietro di me, e dal fianco. Mi giro, disorientato. Ci sono Mister Meraviglia dappertutto! Non sono proprio identici, ma se non ci stai attento non si vede la differenza, un fottuto esercito di cloni cybernetici.
“Parli dell’uovo sodo lì, o del pennuto?” chiedo muovendo il mento verso i due.
“Mistev Mevaviglia è gli occhi e le bvaccia di Silvev Senza Sogni, Dodo il suo fedele compagno” dice con una vocina da checca mister uovo sodo, ignorando la mia domanda. Mentre parla accarezza distrattamente il pennuto con un braccio cromato.
“Silvev senza Sogni ha un Piano” – Si, con la P maiuscola – “Silvev senza Sogni ha ovdinato a Mistev Mevaviglia di povtavgli tutto quel che può aiutavlo a tevminave il suo piano. La vagazza potvebbe esseve un pezzo impovtantissimo pev il piano. Ma Silvev Senza Sogni non è viuscito ad attivavla!”
Dietro al trono di Silver c’è Mappa, stesa a terra tra gli ingranaggi. Non sembra ferita – essendo completamente nuda me ne posso ben rendere conto –e nemmeno spaventata, anzi mi fa un sorriso malizioso.
“Amico, se non riesci a fartelo venire duro il problema è tuo, ma la ragazza non è un pezzo del tuo piano! È ... è la mia ragazza, cazzo, non un fottuto ingranaggio!” Ops! E questa da dove mi è uscita? Se mi sentisse Zabih mi scuoierebbe vivo. Che poi probabilmente lo farà comunque, appena si ripiglia.
Mister uovo sodo mi fissa come se fossi pazzo, e forse ha anche ragione. L’uccellaccio si alza in volo e comincia a girare in tondo starnazzando. I riflessi delle sue piume ricordano in modo preoccupante il medaglione che ha rincitrullito la mia ragazza. Cioè, l’altra mia ragazza. Per l’Imperatore, che casino!
“E se il maledetto pennuto di latta non sta tranquillo lo trasformo in parti di ricambio per orologi a cucù” aggiungo seguendo preoccupato le evoluzioni della bestiaccia meccanica, che vola rapidamente dietro a Silver senza Sogni come se avesse capito la minaccia.
“Tu sai come attivave la vagazza?!?”
Cazzo, si! “Se anche fosse non ti farò certo vedere come, dannato pervertito, quello che faccio a letto sono affari miei! Ridammi la ragazza e piantiamola qua.” Si, ma se non gli propongo qualcosa in cambio non andrò lontano. Devo improvvisare. “Senti, ti piacciono gli ingranaggi, e hai un Piano. Puoi anche aprire un canale di comunicazione sicuro? Ti faccio parlare con qualcuno che ti può aiutare più di lei”.
Testa d’uovo accetta, instaurare la comunicazione astropatica è questione di pochi minuti, e come sospettavo tra Silver e zio Vincenzo è subito amore, tempo trenta secondi e stanno parlando in binario.
Con un cenno distratto della mano verso Mappa Silver senza Sogni ci congeda, mentre intorno Dodo ha ricominciato a svolazzare eccitatissimo, le piume metalliche che mandano riflessi multicolori. Il movimento degli ingranaggi tutto intorno è aumentato all’improvviso. Imperatore benedetto, cosa ho scatenato?
Prendo per un braccio Mappa e ci allontaniamo in fretta, mentre i Mister Meraviglia si affrettano in giro indaffaratissimi.
È andato tutto alla perfezione, no? Ora devo solo affrontare gli Eldar a cui ho ucciso un compagno, gestire Zabih traumatizzata o gelosa, capire chi diavolo è la mia ragazza, convincere lo zio a non scuoiare viva Mappa.
E c’è ancora una faccendina tra Bull, Stinco e il mio coltello da risolvere, appena li ritrovo...
CAPITOLO 3 Un posto da chiamare casa
“ Nell'ora più buia un cieco è la guida migliore,
in un età di follia cercate un pazzo per mostrarvi la via”
in un età di follia cercate un pazzo per mostrarvi la via”
Sarahin Lil-Meur, cronistorie del M39
La sorgente dei guai
“Pietranera! Immaginate una struttura megalitica immensamente grande, una sfida alla gravità ed alla ragione. Immaginate che questa pietra sia stata cotta dai raggi di un sole nero, e che tutti gli altari della galassia siano porte per la sua superficie. Immaginate un esilio eterno ma non imperituro, una condanna a vita ma senza la morte. Non sarete comunque preparati a a ciò che c'è là fuori...”
Con un gesto impaziente interrompo lo scout prima che continui.
“E secondo te questo sarebbe un buon posto? Mi trovi un motivo, un solo maledetto motivo per cui dovremmo considerare Pietranera come una base per le nostre operazioni?!?”
Lo scout, un ragazzino di poco più di vent’anni, resta interdetto per un momento. “Ehm... è un posto... isolato?”
Imperatore dammi la forza. Esasperato alzo gli occhi al soffitto, tutto infiorettato di arabeschi e guglie e angoli che fanno venire il mal di testa.
Maledetti Eldar, milioni di anni di civiltà, ma imparare a fare una parete dritta no, eh? Non ne posso più di questa dannata astronave!
“No, è un posto dove nessuno vuole andare. Ecco cos’è! Quello che cerchiamo noi è una base operativa, un posto dove far girare merci, persone... soldi! NON UNA MALEDETTA PIETRA PERSA NELLO SPAZIO!”
Sospiro. In fin dei conti non è colpa di questo idiota. Su tutti i sistemi promettenti che abbiamo esplorato fino ad ora c’è già ben radicata questa o quella struttura criminale, o l’influenza di qualche Rogue Trader a cui non si possono pestare i piedi. O peggio.
E d’altra parte non possiamo continuare a stare tutto il tempo su questa fottuta nave, se non vogliamo impazzire tutti o massacrarci a vicenda.
Ci siamo così vicini! Verdigris è una miniera d’oro per il commercio, e solo noi con la combinazione di una nave eldar e di Mappa siamo in grado di arrivarci. Silver si sta dimostrando un cliente generoso, e la sua rete di contatti nel sistema è impressionante.
Zio Vincenzo si fa vedere sempre meno, impegnato a preparare piani – solo l’Imperatore sa quali – con Silver, il veggente Eldar e Lorbane, il Solitario.
Se solo trovassimo una base a terra, da qualche parte!
Dopo un silenzio imbarazzato il ragazzo si riprende da un’attento esame delle punte dei suoi stivali. “Forse... forse ci sarebbe anche un altro posto. Sorgente. È all’astroporto di Sorgente che ho sentito parlare di Pietranera, da un vecchio pilota a riposo a cui avevo offerto dell’Amarsec.”
Agito la mano, non mi interessa sapere come si fa nuovi amici in giro per lo spazio. “Sorgente? E dove sarebbe?”
“Tra Callopius Magnus e Choir.” Non male come posizione. “È un piccolo sistema, con un solo pianeta abitabile, il secondo. Una cintura di asteroidi e un paio di giganti gassosi all’esterno. È un mondo oceano.” Estrae un dataslate e dopo averci pasticciato un po’ proietta sull’oloschermo una serie di dati. Il pianeta orbita intorno ad una stella blu.
“Massa poco inferiore a quella standard terrestre, asse di rotazione stabile, nessun satellite. Ci sono una serie di città piattaforma lungo l’equatore, installazioni per la raccolta di biomassa da mandare verso i pianeti alveare.”
Un pianeta d’acqua... tanto spazio per espandersi, tanto spazio per nascondere navi e merci. E se riesci a lavorarci un po’, sono i posti ideali da trasformare in pianeti di Piacere! Spiagge artificiali, parchi di divertimenti, prostituzione, gioco d’azzardo. E un’intera cintura di asteroidi in cui nascondere la nave eldar all’occorrenza. Dov’è il trucco?
“Chi lo controlla?”
“Ehm... in pratica, nessuno.” – alzo il sopracciglio – “Le città sono organizzate con sistemi di governo locali, c’è un consiglio planetario ma non conta nulla. Il problema di Sorgente è questo.” Sull’oloschermo compaiono immagini di installazioni distrutte e di strane navi dall’aspetto non familiare.
“Si fanno chiamare Tharsys, sono pirati. Forse xenos, o rinnegati. Devono avere una base o una colonia da qualche parte sotto l’oceano. Sono brutali e spietati, colpiscono le installazioni sul mare, non lasciano mai superstiti.”
“E nessuno ha mai fatto niente contro di loro?”
“Le imprese per la raccolta di biomassa sono troppo piccole, e la difesa planetaria è affidata a qualche vecchio veterano con armi e mezzi obsoleti e non adatti all’ambiente marino. E comunque finchè non passerà di lì un’astronave da guerra non avranno sensori abbastanza evoluti da individuare la colonia.”
Mi sta tornando il buonumore. “Loro no, ma noi si. La Faiss’ ha sensori di prim’ordine, e un sacco di Eldar che passano le giornate ad addestrarsi a far la guerra. Scommetto che Sorgente ci accoglierà a braccia aperte se risolveremo il loro piccolo problema di pirati...”
Punti di vista
Come prevedibile, le città piattaforma più piccole sono felici di accettare l'accordo. Lo scambio è a loro favore, in fin dei conti: noi togliamo di mezzo i Tharsys, una bella grana, e in cambio loro ci aiutano – con risorse e manodopera gratuite – ad installare e rendere operativa una base commerciale su Sorgente.
Non è stato necessario accennare al fatto che il commercio non sarà di merce propriamente legale, e che un eventuale no da parte loro avrebbe portato a volgari dimostrazioni di forza bruta. È bastato puntare contro di loro in modo casuale i cannoni della Faiss’ come deterrente per evitare inutili screzi.
Le tre piattaforme più grandi, Pentos, Dolphins e Anemone, hanno richiesto un approccio più soft, visto che quei froci di Eldar sono rifiutati di appoggiare fino in fondo la mia strategia diplomatica: radere al suolo quei quattro straccioni. Approccio semplice, veloce, che funziona sempre e per di più eccita anche Mappa, olè!
Ma anche Zio non era d’accordo, quindi mi è toccato organizzare un incontro con i portavoce delle piattaforme, chiamati Onde.
Ci sono lo Zio, 2 facce da Eldar e le 3 Onde. L’Onda di Anemone, un tipo pelato e impossibilmente smilzo vestito con un tutino ridicolo, sta cercando di giustificare la loro inefficenza nella lotta contro i pirati:
“I Tharsys colpiscono all'improvviso e svaniscono nella Grande Tempesta che li protegge. Abbiamo mandato diverse navi ma quelle poche che sono rientrate non avevano trovato nulla.”
L'Onda di Pentos, un panzone butterato con i capelli blu e l’espressività di un rospo, parla per la prima volta:
“I Tharsys hanno la loro base sulla schiena del Grande Delfino che divora anche i relitti.”
Ah, ecco. Adesso è tutto chiaro. Cos'è, una gara a chi spara più cazzate?
“Diteci dove sono stati i vari avvistamenti e ci penseremo noi”.
L'Onda Dolphins, una tipa alta la metà di me ma con due spalle da scaricatore e uno sguardo inquietante (saranno le doppie palpebre, forse), con l'aiuto di un servitor indica su un olodisplay i punti in cui sono avvenuti gli attacchi.
Le X sulla mappa sembrano messe a caso. O i 3 tizi ci stanno prendendo per il culo, oppure i Tharsys sono divisi in gruppi più numerosi e organizzati di quanto vogliono farci credere. “Devono avere una flottiglia numerosa, e si spostano a caso lungo gli oceani, colpendo dove capita”. Altro che delfino, coglioni. Diego 1 , Onde del cazzo 0.
“Non proprio” risponde lo Zio con il suo solito tono monocorde. Oh, mai una volta che gli vada bene quello che dico. “Se utilizzassero una flottiglia, la massa metallica e la traccia energetica residua sarebbero tali da essere facilmente individuate.”
L’Onda Pentos, imperterrito: “Sono i signori della Tempesta e scompaiono nelle acque sulla schiena di Grande Delfino”. E incrocia le braccia come se avesse appena espresso una grande verità del cosmo.
Di nuovo lo Zio: “Notate come la sequenza degli attacchi nel tempo si sovrappone con una serie di spirali che vanno da polo a polo. Seguono delle correnti cicliche oceaniche, passano dall’una all’altra e colpiscono solo nelle vicinanze. Devono avere una piattaforma, ma hanno un controllo limitato su come si sposta.” Comincia a tracciare calcoli ed equazioni, come se noi non fossimo più lì. “Con un po’ di tempo di un cogitator a disposizione potremmo essere in grado di inferire la posizione…”
Non è stato facile scovare i predoni. Quei dannati hanno la loro base su un'isola galleggiante che vaga nell'oceano. Qualcosa sull’isola causa un’anomalia che impedisce a sensori ad ampio raggio di individuarla, ma quelli della Faiss’ sono veramente il meglio del meglio, e direzionati in base ai calcoli dello zio hanno fatto centro. Lo zio ipotizza che ci sia qualcosa di artificiale nell’isola. Forse è il relitto di una vecchia astronave. Lui e il Veggente ne hanno parlato a lungo.
Dall’oblò del Peregrine di comando del Veggente Maugien vedo gli skimmer Eldar che volano in perfetta formazione a pochi metri dalla cresta delle onde, pronti per l'assalto. Al mio fianco c’è Zabih: ho pensato che un po’ di azione violenta potrebbe riscuoterla dal torpore in cui è caduta dopo l’incidente dell’amuleto. Davanti a noi comincia a stagliarsi il profilo dell’isola, mentre ci lanciamo all’assalto a velocità folle…
Maugien
Colpiamo il nemico veloci come un vento di tempesta e leggeri come un petalo di ciliegio. Le creature deformi che infestano questo relitto portano il marchio dell’Eterno Nemico, ma sono deboli, abbandonate millenni fa durante la rotta delle forze che tentarono di uccidere l’Imperatore degli uomini.
Con la mente leggo i destini dei miei fratelli e li guido in un attacco coordinato. Al centro, lo schieramento nemico viene aperto con brutale rapidità dagli esarchi. Su un lato, i veicoli d’assalto si infilano in profondità verso il ventre molle del nemico, portando scompiglio e confusione. Nella scia dei bombardieri sbocciano fiori colorati che annichiliscono quanto resta delle forze nemiche.
Davanti a noi vedo delle truppe che cercano di prenderci di mira. Concentro le energie eteree, fulmini globulari si materializzano tra le mie dita.La mia mente vede il filo delle loro vite che si spezza, un istante nel futuro. Mentre scaglio rilascio i fulmini contro il nemico, che viene annichilito dal fuoco etereo, guardo il ragazzo umano e la sua compagna. Lui ha un’espressione bramosa e rapita, lei ha le pupille dilatate, finalmente mostra qualche segno di vivacità dopo che il veleno dell’Eterno Nemico ha quasi distrutto la sua mente. Capisco: non hanno mai visto la perfezione della Guerra Eldar.
Mentre l’assalto Eldar raggiunge il suo climax dico ad alta voce: “Così deve essere fatto”, condensando i miei pensieri. Mi guardano, annuisco. Oggi queste piccole creature hanno imparato qualcosa.
Diego
È appena cominciata la battaglia. Cazzuti questi Eldar, li facevo più scarsi. I nemici invece sono orrendi. Zabih si riscuote,alza finalmente gli occhi, mi guarda, mi si appiccica addosso. Reagisce!
Poi sobbalzo, mentre le sue mani cominciano un attacco coordinato. Ehi, forse reagisce un po’ troppo la ragazza! Ma chi sono io per lamentarmi?
Al centro, la chiusura della mia armatura viene aperta con brutale rapidità. Su un lato, l’altra mano si infila in profondità verso il mio basso ventre, portando scompiglio e confusione. Dall’uniforme aperta di lei sbocciano due fiori colorati che annichiliscono quanto resta del mio autocontrollo.
Mi metto di lato per coprire l’azione al parruccone Eldar, che nel frattempo sta facendo qualche trucco da prestigiatore con le mani. E non è l’unico. Fuori dall’oblò vedo delle figurine nere sul palazzo di fronte brillare ed esplodere.
Mentre l’assalto di Zabih raggiunge il suo climax, quello si gira verso di noi e ci fa “Così deve essere fatto”, annuendo. Ma fatti i cazzi tuoi, guardone depravato!