Foundling Worlds

Questo territorio della Koronus Expanse è affidato alla Cabala Septem Niceni


CAPITOLO 1   Temi l'alieno

sono certo che la fede è l'armatura migliore, cappellano
ma terrò comunque in testa il mio elmetto...”
sergente Frolic, le Guerre di Yago, M34

Foundling Worlds, Le Stelle Nere


Tannheuser Oester si alzò in piedi. Dal suo punto di osservazione guardò gli altri 6 Ecclesiarchi. Dopo lunghe consultazioni avevano deciso come agire. La loro missione era portare la luce dell’imperatore negli angoli più remoti dell’universo, e loro avrebbero cominciato dal punto più buio, dal nadir dell’oscurità, dalle Stelle Nere.
Le prime esplorazioni hanno rilevato la presenza di due arche di Adeptus Mechanicum razziate e lasciate alla deriva. Quello sarà il punto di partenza. Gli sfortunati confratelli potrebbero aver già scoperto elementi interessanti. Il primo passo per la mappatura del sistema e, con l’aiuto dell’imperatore, della scoperta della rete adimensionale.

Due squadre, una della Frateris Militia e l’altra della Adepta Sororitas, scenderanno sulle due arche. La prima al comando del Ministro Scaurus Hammerforge, e la seconda Hldinda Wenner, conosciuta come la carezza della morte. Le squadre sono alla ricerca di informazioni già raccolte dalle missioni precedenti sull’attività svolta nel sistema (presenza di Eldar, rete e Warp e attività corsara)


....
Guardando le navi delle scimmie umane avvicinarsi lentamente alla
trappola, il pensiero va al mio vecchio mentore, Kael, ed al suo
insegnamento sulla pazienza. "Giovane Gorgar, ricorda ed impara: la
fretta e l'avventatezza porteranno la tua gola sulla lama del tuo
nemico. La pazienza e la pianificazione faranno rotolare la sua testa
grondante di sangue nel tuo grembo. Inoltre, prolungare il dolore è un
piacere che richiede un supremo atto di autocontrollo e pazienza. Per
diventare l'Arconte Gorgar, e non un cadavere senza nome, devi essere
paziente."
Saggio Kael, ho imparato bene la lezione, come hai potuto verificare
tu stesso quando alla fine sono riuscito ad avvelenarti: la tua morte
venne solo dopo settimane di sublime agonia, mentre il tuo corpo
marciva pezzo dopo pezzo. Sublime.

Ora finalmente i secoli di attesa su questo relitto e le lunghe sedute
di necrosonno sono finiti. Le scimmie umane stanno arrivando.
Esploreranno il labirinto formato dai relitti delle arche e
giungeranno con facilità al centro di comando, ignari di essere come
mosche nella tela del ragno.
L'intera struttura è pronta a prendere vita ad un mio comando: i
corridoi diventeranno tunnel di lame avvelenate pronti ad assaggiare i
teneri arti degli umani, gli uncini ad esplosione penetreranno le loro
budella, i soffitti gronderanno acidi e tossine per scogliere la loro
carne, le fruste psichiche manderanno scariche di puro dolore
attraverso i loro nervi. I loro corpi e le loro anime soffriranno,
ancora, e ancora, e ancora, per placare Colei Che Ha Sete ed
allontanare la sua stretta mortale dal mio spirito.
Anche i miei seguaci si stanno svegliando dal lungo sonno senza sogni
e sono pronti all'azione. I guerrieri stanno cospargendo di veleno i
proiettili dei fucili a schegge; i predoni carezzano le ali falcate
dei loro veicoli. Alar Karel, l'Homunculus che mi ha seguito, è pronto
a scatenare dalle ombre le sue schiere deformi. Le sue Macchine del
Dolore e le subdole Macchine Parassite sono pronte ad essere azionate.

Per la milionesima volta il mio sguardo va alle lontane stelle nere.
Le mie stelle. Millenni fa erano comuni astri che sprecavano la loro
energia per scaldare lontani pianeti abitati da barbari
insignificanti. Poi la potenza degli Eldar Oscuri e della mia nobile
Casata le ha strappate al loro sistema. Energie inimmaginabili le
hanno portate nella Rete e le hanno rese nere fonti di energia piegate
ai bisogni del mio Reame Satellite, Voi'vod.
Eravamo grandi, eravamo potenti. Finchè non è arrivato il maledetto
Asdrubael Vect e tutto è cambiato.
Le volgari Cabale hanno preso il posto delle Casate nobili e i Reami
sono stati soggiogati uno ad uno.
Io rifiutai di sottomettermi ad uno schiavo come Vect, e per questo il
mio Reame venne annichilito, e le sue stelle espulse nello spazio
reale. Insieme a pochi fedeli riuscii a sfuggire alla morte per
miracolo, solo per ritrovarmi intrappolato in questo posto sperduto e
infestato da razze inferiori.
Le arche furono la nostra salvezza e ci garantirono decenni di schiavi
da torturare lentamente, ma ormai l'ultimo di loro è morto da lungo
tempo. Con il mio vascello gravemente danneggiato le razzie non sono
state fruttuose e le nostre anime vengono lentamente, inesorabilmente
divorate dal maledetto Slaanesh.

Ora però c'è nuova speranza. Non solo le sofferenze delle scimmie
umane terranno a bada Colei Che Ha Sete. Le loro navi sono rozze ed
arretrate, tuttavia sono mezzi militari e quindi dovrebbero contenere
i materiali che mi permetteranno rendere di nuovo operativo il mio
vascello, il Lavacro di Sangue. In questo settore barbaro e arretrato
le scorrerie sono facili, gli schiavi abbondanti: una base ideale per
ricostruire il mio potere e pianificare il mio ritorno a Commorragh e
la mia vendetta.
Con pazienza, maestro Kael, come mi hai insegnato tu.

....
Calde lacrime rigavano il volto del novizio Gaddu, come un temporale estivo erano cominciate improvvise, con uno scroscio, poi incontenibili erano scivolate giù, lungo le guance arrossate, bagnando il bavero austero della tonaca, fino a inzupparlo.
Mentre i singhiozzi si facevano strada su per la gola, gorgogliando, gli occhi appannati guardavano attraverso la vetrata della bolla d'osservazione i nuclei luminosi della “Repentat Adora” che disegnavano una traiettoria perpendicolare al resto della flotta. La nave eburnea era circondata da forme nere, acuminate, affilate come ombre su un muro. Guardarla faceva male agli occhi, era un'opera d'arte sfregiata, un tabernacolo insozzato da assassini, un'aquila maestosa rapita da uno stormo di corvi neri.

Due ore fa Gaddu aveva inoltrato rapidamente i vettori d'attacco dei vascelli xeno, stupito dalla spregiudicatezza della manovra dei nemici, ma in cuor suo felice di poter dare il proprio contributo alla purga di questa feccia dai domini dell'Imperatore Dio.
Il centro comando aveva tardato un po' a rispondere, ed avevano chiesto conferma dei dati per ben due volte. Indispettito dall'arroganza del suo interlocutore aveva confermato, con le dovute correzioni relative alla velocità dei vascelli nemici, digitando il proprio codice con un moto di orgoglio; era solo un novizio addetto all'auspex dello spazio prossimo, ma eseguiva il proprio compito coscienziosamente e con efficacia!

Ma anche dopo la seconda conferma, solo una squadriglia di caccia era decollata per intercettare il nemico, troppo pochi e troppo tardi, come aveva constatato Gaddu con spavento.
Era rimasto così a guardare,attraverso l'auspex, le navi nemiche che si avvicinavano, dapprima in un silenzio rotto solo dal linguaggio macchina dei servitori, poi in un crescendo di ordini e richieste sempre più convulse e caotiche dal centro comando.
Solo dopo 66 minuti standard avevano cominciato ad arrivare i rapporti delle forze inviate sulle arche, e riascoltandoli nella propria mente Gaddu pianse ancora più forte.

“Sorella Hildinda, possiamo sospendere se...” vi era compassione e dolore nella voce del Diacono Olleus, viva partecipazione per la sofferenza che deformava il volto della Sororita inginocchiata davanti a lui nel Confessionale
“Il dolore è un'illusione dei sensi” la voce di sorella Hildinda eta tenue, ma ferma. Tutta la compassione e l'empatia per cui era noto il Diacono Olleus non l'aiutavano, il dolore che provava era impensabile. Ogni parola, ogni ricordo di questa missione erano una lacerazione gelida nella carne. Si sforzò di pensare che fosse un cilicio voluto dal sommo Imperatore Dio, per renderla più forte, ma in fondo ad ogni pensiero vi era il sorriso crudele dello xeno Kael.
“Eravamo attesi, era come se ogni nostra mossa fosse stata prevista.” Le immagini della prima squadra che scompare in un corridoio laterale, le navette intrappolate nei rottami dei punti i atterraggio, crollati sotto il loro peso.
“ci hanno condotto per mano, strappandoci un dito alla volta, ed essendo certi che ce ne rendessimo conto... ma sempre troppo tardi” Il primo contatto con gli xeno aveva rinvigorito la Frateris Militia e il Ministro Hammerforge, infiammato di zelo missionario, li aveva condotti in una caccia frenetica, incenerendo i pochi ostili incontrati, fino a raggiungere il ponte di comnado. Quando la resistenza era aumentata, Hammerforge aveva chiesto rinforzi.
“e quando hanno avuto tutti quelli che desideravano, dove li desideravano... la trappola si è chiusa” Questi ricordi erano i più dolorosi, non solo per le sorelle barbaramente uccise, per gli atti i atrocità a cui aveva assistito o per le disperate preghiere della Frateris Milizia che avevano riempito le frequenze dei vox, mentre venivano braccati e abbattuti da bestie contorte.
No, questi ricordi erano dolorosi perchè così aveva voluto Kael.
Hildinda era stata catturata illesa, a costo di molte vite xeno, e obbligata ad essere testimone del massacro, mentre una specie di chirurgo, contorto dai suoi stessi esperimenti, incideva nella sua mente pura circuiti di dolore “tornerai indietro salva, e potrai fare un rapporto completo, e perché sia più veritiero è giusto che tu provi il sublime supplizio riservato alle tue compagne”
Con questa ultima frase il sorriso di Kael si era impresso per sempre nella mente di Hildinda Wenner

“17 caduti, 214 dispersi, 6 navette da sbarco irrimediabilmente danneggiate, 13 caccia non in condizione di operare, oltre alla perdita della Repentat Adora” Il Calculus Logi riassunse così quello che per tutti i membri della Cabala Septem Niceni è diventato “il giorno dell'ombra”