Bacterius smise di tossire alle 04:12 del giorno 126. Amrus registro’ l’evento in una cella di memoria periferica e si volto’ verso il capezzale dell’uomo.
Mentre il dato si depositava sulla traccia magnetica che componeva il suo cervello, si trovo’ a pensare a quanto futile fosse quel gesto. Osservo’ dall’alto quella informazione, tanto
piccola da non essere distinguibile nel mare di memorie che la circondavano. Penso’ al volume trascurabile che il suo corpo occupava e lo confronto’ con l’ipotetica dimensione della Galassia: si senti’ impotente.
Valuto’ di estendere il confronto alla dimensione dell’Universo ma qualcosa gli impose di fermarsi, una sensazione non misurata da alcuno dei sensori integrati nel suo corpo. Cosi’ era forse la paura? Tristezza, forse?
-Ci sei ancora?- la voce di Bacterius era pulita, non si sentiva piu’il gracchiare del catarro, simile al disturbo di una trasmissione a onde medie. Amrus si avvicino’ alla branda sporca. -Sono qui- disse,
quelle due parole parvero moltiplicare il peso della sua esistenza, cancellando l’ombra che gravava su di lui.
-Mi sento bene, cosi’ all’improvviso- Bacterius sorrise, lineamenti giovani sotto uno strato di olio lubrificante.
-Hai smesso di tossire-
-Gia’- il corpo del reietto era stato scosso da una tremenda tosse per giorni, dopo che avevano trovato rifugio nelle camere di tribordo.
-Sai quello che dicono della quiete?- Amrus scosse il capo, incapace di distogliere lo sguardo -Quando passi attraverso una tempesta del Warp, capita ogni tanto che raggiungi il suo centro: allora per un attimo la nave smette di ballare, non senti piu’ le voci che ti chiamano dentro la testa. Tutti allora tirano un sospiro, ma e’ solo
un attimo prima di piombare di nuovo nel caos.-
-Pensi che la tosse tornera’?- chiese Amrus, sentendosi stupido (sentendosi stupido?).
-Penso che questa nave…- si batte’ due nocche sul petto -…sia un po’ troppo malandata-
Amrus tacque e resto’ fermo, in piedi, in attesa che accadesse qualcosa a cui reagire. Le ferite dell’umano erano gravi, come la disidratazione e il principio di assideramento. La guerriglia che aveva dilaniato la Lacrima di Sanguinius non aveva risparmiato altri che loro: i combattimenti si erano spenti come un fuoco a cui manca l’ossigeno, nel momento in cui erano finiti gli uomini.
-Volevo riconquistare un posto alla luce, invece ho condannato tutti all’oscurita’- Bacterius chiuse gli occhi, Amrus si chino’ in avanti, per un improvviso imperativo di comunicare con lui.
-Abbiamo corso un rischio calcolato. Non tutto e’ andato come previsto, ma non abiamo perso-
-Non abbiamo perso?- il reietto ridacchio’ ma subito si interruppe, una smorfia di dolore deformo’ il suo viso lurido -Pensiamo in modi diversi: la mia gente non voleva piu’ essere esiliata, volevamo tornare a vivere con l’equipaggio. Che senso ha avere ucciso chi ci voleva obliare, se con lui se ne sono andati tutti? Odisseus e i suoi ufficiali, tutti morti, ma con loro i bambini… le donne… gli amici. Questa nave e’ soltanto una tomba fredda che ruota nel buio-
-Se soltanto Petrus non mi avesse voltato le spalle- Amrus appoggio’ la schiena ad un trave contorno che aveva sfondato una delle pareti, forse il giorno dell’ultima battaglia. Bacterius si sollevo’ a sedere, nel cigolio del suo giaciglio.
-Siamo stati due folli solo a sperare nel suo appoggio: l’ultimo nato di una lingua di sangue che tutti volevano dimenticare, insieme ad un anatema che indossava la pelle del figlio del Capitano. Due folli, ti dico- rise ancora e ancora si blocco’ per la sofferenza. -Amico mio: vorrei dire che e’ stato comunque bello provarci, ma il peso di tutte quelle morti mi schiaccia-
Amrus tacque, nella sua innaturale immobilita’, poi fu percorso da un lieve tremito -Vorrei poterlo dire anche io. Vorrei poter dire qualunque cosa, ma il mio cranio e’ vuoto: e’ freddo. L’orrore per quelle morti e’ una sensazione che so che dovrei provare, ma non esiste dentro di me. A stento riesco a pensare che esista un “me”-
Tacque, riascoltando mille volte la registrazione di cio’ che aveva detto. Le parole erano scaturite da un punto d’origine sconosciuto del suo circuito principale. Anche Bacterius ne sembrava stupito.
-A guardarti non si puo’ dire tu sia fatto di carne, ma cercando di essere umano, lo sei diventato molto piu’ di me o degli altri… Noi abbiamo dimenticato come si fa, forse- lo guardo’ dal basso con il suo
solito sorriso: come poteva esistere dell’affetto in un cubicolo vuoto di tre metri di lato, annegato dentro a milioni di tonnellate di metallo alla deriva nel vuoto? Eppure quel sorriso sembro’ riempire tutto quello spazio freddo, fino agli squarci nelle paratie, fino al timone che ruotava da solo. Amrus sondo’ le misure delle sue
termocoppie interne: la temperatura non era mutata, anche se l’impressione era di avere piu’ caldo.
-Ho bisogno di un ultimo favore- chiese il reietto. Amrus annui’.
-Aiutami ad allacciare la tuta. Fammi fare un giro della nave, dei ponti superiori, anche se non c’e’ piu’ nessuno-
Il necron annui’ di nuovo.
Indossare la veste fu un atto lungo e doloroso. Amrus ignoro’ il rumore che faceva la carne viva strisciando contro il tessuto plastico, il mugolio di dolore di Bacterius, soffocato dai denti stretti. Ignoro’ il tanfo di marcio che si sollevava dal ventre dell’uomo. Non fece neppure caso, quando lo sollevo’ e se lo mise in
braccio, al fatto che le gambe penzolavano come due cavi elettrici tranciati. Quando Bacterius chiuse la visiera del casco, il suo respiro vi disegno’ un minuscolo cerchio di condensa.
-Andiamo?-
-Andiamo-
Amrus cammino’ lungo i corridoi del secondo ponte, ricordando quando erano illuminati e pieni di voci. Sbuco’ sulla murata dalla quale si vedeva il ponte di comando. Senti’ le dita di Bacterius stringersi intorno alla sua spalla metallica.
-Pochi mesi fa da qui ti acclamavano. Potevamo sentire la festa fin dalle viscere della nave dove ci nascondevamo. E mi dicevo “lui e’ la chiave!”. Col tuo aiuto la prossima volta avremmo potuto esserci anche
noi, in mezzo alla festa, in mezzo ai nostri fratelli. Ce ne stavamo stretti, vicini l’uno all’altro, e sorridevamo anche se non eravamo stati invitati-
Amrus sali’ a passi lenti verso il ponte principale, mentre Bacterius gli raccontava la sua infanzia e gli parlava di tutti i suoi fratelli. Gli stendardi della casata Farnham penzolavano, laceri e anneriti dal
fuoco, dalla balconata. Ad ogni gradino la voce di Bacterius si faceva piu’ emozionata e i dettagli dei suoi ricordi piu’ vividi ed emozionanti. Sembrava che la sua famiglia stesse salendo le scale con lui, in un’atmosfera libera dal puzzo della polvere da sparo e del sangue.
Arrivati di fronte al Timone Grigio, Bacterius trattenne il respiro: per quanto devastata dagli scontri, la vista che si godeva da quel punto toglieva il fiato. Il reietto, che per anni aveva sognato di tornare alla luce, allungo’ una mano verso il timone e gli impresse una debole rotazione.
-Spero che almeno in parte questo ti consoli-
Nessuna risposta.
-Bacterius?-
Nessuna risposta.
Amrus resto immobile, con il corpo del suo amico in braccio, per un tempo incalcolabile. Dallo squarcio nello scafo sopra di lui le stelle occhieggiavano la sua grottesca figura e poi passavano oltre. I circuiti cognitivi lavoravano incessantemente, mentre il guscio che li conteneva si riempiva di polvere. La domanda a cui Amrus cercava di rispondere era breve ma difficile: “Perche’?”
Il rumore di passi metallici passo’ quasi inosservato. Un baluginare di luce verde taglio’ l’oscurita’ allo sbocco della scalinata. Una singola figura, possente nel suo corpo meccanico, guadagno’ la balconata e si arresto’ a pochi passi da lui. Amrus rimase immobile come il cadavere che reggeva.
-Giunti al dunque…- proferi’ la figura, in una lingua aliena che Amrus comprendeva, metallica e distorta.
-Hai risposta alle tue domande?- la richiesta fu sottolineata da un colpo sul pavimento, scintille fluorescenti galleggiarono per un istante.
-Perche’?- fu tutto cio’ che Amrus pote’ dire.
-E’ la tua domanda, sara’ la tua risposta. E sara’ anche la tua scelta-
Il Faraone strinse l’impugnatura della sua falce. Sarebbe rimasto immobile a sua volta, per tutto il tempo necessario a suo figlio
Situazione: Amrus e il Faraone Necron confrontano le loro convinzoni
in un silenzioso duello mentale
Obiettivo: Amrus vuole convincere il Faraone a lasciarlo libero e
rispettare l'umanita' da lui conquistata: a dispetto della sofferenza
che ha provato le emozioni umane sono un tesoro da salvaguardare!
Arma: Diplomazia
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