domenica 20 gennaio 2013

Unbeholden Reaches, ultimo turno, dichiarazione di Diego di Carovigno



E ti pareva. Troppo bello per durare.
Uno si impegna, usa le risorse che ha, anche quando hanno orecchie a punta o 500 anni di troppo. Mette in piedi un discreto giro, una base di contrabbando di qui, un po’ di pirateria di là. Come ai vecchi tempi a Tarantus, solo più in grande.
Uno si sbatte, si fa un nome, ingrassa qualche rotella dell’Administatum, piazza un paio di ricatti nei posti giusti (sempre troppo libidinosi, questi zelanti servi dell’Imperatore, sia sempre lodato lui e tutto l’oro del suo trono).
Magari a uno tocca anche asfaltare un paio di colonie, rompere qualche gamba o qualche testa, ma che vuoi farci? È la diplomazia bellezza, e non puoi far nulla per fermarla.
Si, “uno” sarei io. Incredibile, vero?
Perfino a letto le cose andavano alla grande. Il trucco per tener buone Zabih e Mappa alla fine era semplice: tenerle lontane.
Zabih ultimamente aveva preferito smettere di girovagare come una zingara. Le ho messo in mano l’organizzazione degli affari a Sorgente, gestisce l’import-export e se la cava alla grande. Le avevo comprato una specie di reggia, e quando passavo di lì le cose andavano abbastanza bene. Certo, lei era sempre un po’ distante, assente, ma son donne, chi le capisce?
Mappa… beh, lo Zio l’ha praticamente blindata sulla Scorreggia Tonante, o come cavolo si chiama l’astronave degli orecchie a punta. E visto che io sono l’unico in grado di attivare la mappa…
Insomma, tutto andava alla grande. Troppo. Dovevo veder arrivare il gigantesco meteorite di merda col mio nome scritto sopra. Sentire la puzza a distanza.
Ho abbassato la guardia. Stupido.
E così di punto in bianco mi ritrovo che gli amici eldar hanno una missione improvvisa e urgente da compiere, e pretendono che tutti scendano immediatamente dalla loro nave.
Addio deterrente militare.
Lo zio non solo approva, ma chiede e ottiene di accompagnarli. Lui, i suoi esperimenti, il suo laboratorio e tutti i suoi cazzo di tomi in cui tiene infilato il naso tutto il giorno, manco fossero le cosce di una donna.
Il tutto con un carico sostanzioso che aspetta su Verdigris.
Vabbè, mi dico, me la posso cavare anche da solo, ormai ho una discreta flotta di navi. Niente di paragonabile alla tecnologia degli orecchie a punta, ma abbastanza per spostare un carico in relativa sicurezza, pur di essere discreti.
Già capito come va a finire, vero?
E così, nel mezzo di una complessa seduta di astronavigazione con Mappa, gli allarmi cominciano a suonare come le maledette banshee quando caricano. Abbiamo a malapena il tempo di districarci, metterci addosso qualcosa e correre al ponte di comando della Serramanico, la mia ammiraglia temporanea.
Quando arriviamo la mia flotta non c’è più.
Quattro navi di scorta sono ridotte ad ammassi di rottami, colpite alle spalle dalle altre due e da un piccolo gruppo di battaglia composto da altri tre incursori, sbucati da dietro l’orizzonte del pianeta. Due incursori stanno abbordando i cargo, mentre le altre tre navi tengono la Serramanico sotto tiro.
Qualcuno ha tradito! E ha organizzato una bella imboscata, facile facile, in piena traiettoria di decelerazione verso Giardino di Pietra.
Presi con le braghe calate, è il caso di dire. Probabilmente non siamo riusciti nemmeno a sparare un colpo. “Io no di sicuro” dico sottovoce dando un’occhiata di traverso a Mappa, seminuda al mio fianco.
C’è una richiesta di comunicazione sul canale a breve raggio. Forse c’è qualche speranza di uscirne anche questa volta.
O forse no.
Lo schermo è invaso dai faccioni di cazzo di Bull e Stinco che sogghignano.
Traditori dimmerda!” Ma come hanno fatto a… ?
Poi dietro vedo Zabih.
Stupido, stupido, stupido! Dopo l’incidente di Moltomortoniglio è cambiata, ma pensavo fosse tipo shock per quel che le era successo, o atteggiamenti da femmina. Oh, io le son pure stato vicino, le ho regalato un sacco di cose, le ho comprato una fottuta reggia, lo facevamo solo quando se la sentiva lei e come voleva lei, cose così.
Lo so, ho un cuore d’oro.
E invece questa stronza alla prima opportunità me lo mette in quel posto senza pensarci due volte. Lo sapevo, ad essere buoni e gentili non ci si guadagna mai nulla!
Ci guarda, lo sguardo pieno di disprezzo. Non dice niente. Non dico niente. Ci fissiamo.
Dura un’eternità, tipo quattro o cinque secondi.
Poi le faccio “Almeno dimmi che non te li porti a letto, ‘sti due sacchi di merda!”
Alza gli occhi al cielo, si gira, e muovendo un braccio come per scacciare un’insetto dice, a nessuno in particolare: “Abbordateli e liberiamoci di lui e di quella puttana che si porta appresso.”
Un’ora dopo io e Mappa siamo davanti ad un boccaporto circolare. Dall’altra parte si intravede un suppostone trasparente, una capsula di sopravvivenza. È lunga una ventina di metri, completamente trasparente, fatta di un materiale che polarizza ed assorbe la luce. Dentro c’è una specie di serra idroponica con qualche pianta, un po’ di razioni in scatola, un cesso chimico. Una branda.
Zabih è li di fianco, insieme ai due infami e a una mezza dozzina di guardie ben armate. Il suo tono è talmente monocorde da ricordare lo Zio. “Lì dentro dovreste ruscire a sopravvivere per parecchio. Settimane. Se siete furbi anche mesi. Ma tanto non siete furbi.”
Sta per far cenno di manarci dentro. Poi si ferma, la fronte corrugata come per un dolore improvviso. “Altrimenti…” Zabih tira fuori una pistola, un ferrovecchio. La riconosco, è quella che usava quando ci siamo conosciuti la prima volta. La butta nella capsula, poi ci guarda.
Giro lo sguardo verso la capsula. La mia futura bara. Mi immagino lì dentro, tra qualche mese, essicato come un insetto morto, ruotando all’infinito intorno a qualche sole morente. Se non succede un miracolo, stavolta son fottuto sul serio


ARMA Diplomazia
COSA Sopravvivere? O uscire col botto?
DOVE Nel sistema S-77/1, sulla traiettoria di decelerazione verso Giardino di Pietra, unico pianeta orbitante intorno a una stella binaria che si trova nel mezzo della nebulosa Bocca di Drago – e sulla rotta segreta per verdegris
COME Forse Diego può ancora provare a impietosire la sua ex. O forse ha un piano di riserva, qualche alleato che potrebbe venirlo a raccogliere. Forse non tutti sono così convinti a tradire Diego, forse qualcuno comincia a dubitare della sanità mentale di Zabih. O forse lo zio aveva previsto tutto…
Oppure Diego potrebbe cercare di uscire col botto. La pistola è lì a pochi passi, e forse con un buon tiro potrebbe portarsi via qualcuno. Chissà, con un po’ di fortuna e l’aiuto di Mappa anche più di qualcuno. Ma a chi sparare per primo? Zabih? Bull e Stinco?

Cinereus Maleficum, ultimo turno, dichiarazione di Joesph Pastorius


Puzza di Zolfo. 

Pastorius aveva già viaggiato nel warp con Freya. Di tutti gli odori terribili che si sentono in quel momento, il freddo che ti prende le ossa e il retro gusto di sangue ed escrementi che aveva in bocca dopo l'evocazione, era la puzza di zolfo a farlo vomitare.
La Warpmigrazione, così Freya chiamava quel viaggio istantaneo tra due luoghi distanti, lasciava sempre una puzza di zolfo nauseante su di sé. Pastorius era carponi e stava rimettendo tutto quello che aveva nello stomaco, quando Freya gli rivolse la parola
"Alzati, tesoro, abbiamo visite" Lei era ancora accanto a lui, bella, temibile e nuda come sempre. Lo aiutò a rialzarsi.
L'enorme stanza era circolare, sembrava fatta di metallo o di una roccia levigata e lustrata per secoli. Le sculture e i bassorilievi sulle pareti e sulla cupola erano di una bellezza e complessità mozzafiato. Leggiadri, terrificanti, ben diversi dallo stile imperiale a cui era abituato.
"Dove siamo?" Pastorius aveva ancora la gola in fiamme.
"Su Anachronox, come avevo promesso". Freya lo fissava negli occhi mentre gli parlava con un tono di voce del tipo "ovvio, povero piccolo, stupido, umano"
"La nave, che ne è della mia nave e del mio equipaggio?"
"Sono riusciti a fuggire ma non garantiamo che siano ancora vivi. Nonostante i danni, il suo timoniere è riuscito a fare un balzo nel warp. Notevole, per un organico"
La risposta non venne da Freya ma da una figura completamente avvolta in una tunica rossa e oro. Voce metallica, faccia metallica. Un necron, uno vero, in lega e circuiti.
"Cazzo" Fu l'unica parola che Pastorius riuscì a pronunciare. Per un attimo, l'essere nudo e appena uscito dal warp passò in secondo piano.
"Non ora, tesoro, forse dopo" Freya si spostò, mettendosi tra l'uomo e il Necron.
"I patti non erano proprio questi, creatura demoniaca" aggiunse il Necron
"Ho dei metodi diversi dai vostri. Il mio signore ha mantenuto la parola data, voi manterrete la vostra. Il nostro uomo è arrivato ma prima di parlargli, sarebbe il caso di farlo riposare"

Pastorius crollò a terra, svenuto. La sua mente non resse a tutti quegli eventi così repentini



Quando riaprì gli occhi, era pulito e vestito con una tunica bianca. Il saporaccio in bocca era passato e così anche la puzza di zolfo. Si trovava su una sedia riccamente decorata, in una stanza fredda e ben illuminata, ricca di statue di mostri tentacolati, circondato da necron avvolti in severe tuniche pregiate. Anche Freya, che stava parlando con loro, aveva indossato le stesse vesti. Su di lei, però, facevano un altro effetto.
"Tesoro, ti sei svegliato finalmente" Freya si avvicinò a lui e lo accarezzò.
"Cosa sta succedendo?" Pastorius non era legato ma non aveva alcuna speranza di fuggire. Testa metallica, lo stesso necron che gli aveva dato il benvenuto, lo guardò e parlò.
"Joseph Pastorius, organico, umano, capitano della Destino Ascensionale, assassino dei propri genitori, traditore di amici e dell'Impero, schiavista, dedito alla magia e all'adorazione del caos, appartenente all'Anello di Ferro"
"Per ora avete indovinato ma preferirei non parlare del mio passato" Ci voleva qualcosa da bere, qualcosa di forte ma intorno non vedeva nè cibo nè bevande. Gli uomini lattina non ne hanno bisogno.
"Corretto. Joseph Pastorius, umano, abbiamo bisogno che tu ci conduca all'Anello di Ferro. Dobbiamo metterci in contatto con uno di noi"
"E perché proprio io? Non vi basta contattarlo via radio o inviare una vostra macchina?"
"No, Joseph Pastorius, umano. Lui è diverso e temiamo non si fidi di noi. Lui ha raggiunto la Singolarità, un livello di coscienza a noi proibito e per noi non comprensibile. Lui è parte dell'Anello di Ferro. Tu, Josepoh Pastorius, sei un personaggio influente dell'Anello e tu ci guiderai da lui"
Pastorius guardò Freya, sapeva che la demonette aveva qualche fregatura da tirargli. Slaanesh voleva la sua anima e sarebbe stata lei a potargliela su un vassoio d'argento, prima o poi.
"Ci sto. Con chi devo parlare?" Joseph non aveva molte alternative
"Con il Sacerdote Amrus. Dobbiamo avvicinarlo prima che la sua sete di vendetta prenda il sopravvento"
"Ok, datemi una nave e vado subito a parlare con lui" Così dicendo, Pastorius fece per alzarsi.
"Non così in fretta, tesoro" Freya lo prese per un braccio e lo fece sedere di nuovo. Una presa decisa che non faceva ben sperare. Il sacerdote Necron parlò ancora
"Ci serve il tuo corpo, umano, la tua mente verrà sostituita con una dei nostri Sommi Sacerdoti. La tua anima invece andrà al demone, come pegno del suo aiuto.
A Pastorius si gelò il sangue nelle vene.
"Freya, non puoi. Il patto diceva che io avrei dovuto comandare e diventare potete e.."
La demonette lo zittì con uno schiaffo
"Amore mio, sei influente nell'Anello di Ferro in questo momento. Hai comandato un vascello per anni, hai conquistato Shiraso e hai trovato Anacronox. Hai avuto tutto dalla vita e lo hai buttato perchè sei debole e non hai retto ai sensi di colpa. Hai avuto anche me, come piccolo extra. E' giunto il momento di pagare per i propri peccati, non trovi?"

Arma: Diplomazia, cosa di cui Pastorius non brillaDove: Anacronox, pianeta di Necron con intelligenza. Poter fare rapporto all'Anello sull'esistenza di questo pianeta, e di poter fornire dei contatti, rifarebbe schizzare verso l'alto la sua influenza.Come: A Pastorius non resta che cercare di convincere il Necron che lui sarebbe un migliore inviato se restasse nel proprio corpo. Potrebbe anche cercare di fuggire, con poche speranze. Potrebbe convincere i Necron che Freya è poco affidabie e potrebbe tradirli. A causa dei sensi di colpa, ha cercato di infliggersi più dolore possibile ma ora, all'idea di finire nelle mani di Slaanesh per sempre, sente un attaccamento alla vita come mai gli era successo.

Accursed Demesne, ultimo turno, dichiarazione di Gerald Glydus


“…Io Princeps Gonnard, incoronato su Marte con l’Uragano di Violenza su mandato del Fabricator Generale, mi dichiaro colpevole di essermi associato all’arcieretico Capitano Corsaro Glydus e del rinnegato Inquisitore Ignatius, colpevoli di aver intralciato la santa crociata del Santo Vescovo della Koronus Espanse Iglesia Dupont autoincaricatosi per la maggior gloria dell’Imperatore Dio dell’Umanità. Ad oggi la mia persona, il mio vascello e l’Uragano di Violenza sono sequestrati e in forze alla santa Causa del Vescovo. Per salvare le vostre anime, il magnanimo Vescovo chiede solo che offriate i teschi e il sangue dei due eretici Glydus e Ignatius e facciate ritorno al settore Calixis portando la buona novella che molto è stato fatto e non si debba più interferire. Avete tempo fino all’ora nona del settimo giorno, tempo standard, a partire dalla ricezione di questo messaggio.”
L’inquadratura va allargandosi dal volto tumefatto (dove ancora è carne) del Princeps fino al mezzobusto, rivelandolo legato da robuste catene. Aprendosi ancor di più l’inquadratura entrano due figure sporche e lacere di mostruosi mutanti abbigliati con sai da zeloti ecclesiarchi che tengono sotto mira Gonnard… KZZZ - elettrostatica

- “Sono esterrefatto come ha potuto Gonnard prestarsi a questa farsa eretica?!”

- “..ma Capitano era sotto minaccia dei mutanti armati ed è stato sicuramente percosso se non torturato!” escalmò l’oloproiezione di Boca.

-“Avrebbe dovuto comunque preferire la morte che proferire tali frasi ignominiose, non lo facevo tanto vigliacco..”
Leonidas e il Primo Ufficiale Bargreus alle spalle di Glydus, si lanciarono uno sguardo come a domandarsi cosa avrebbero scelto loro se si fossero trovati in tale situazione.

- “Glydus lei sottovaluta il Princeps, si è prestato a tale scempio solo per poterci inviare un messaggio. Mentre blaterava le oscenità dettategli dai mutanti è riuscito a inviare nel video una sottotraccia nella binaria lingua di Marte. Lei non ha Magos a bordo ma io si e hanno captato e tradotto il messaggio per noi. Si tratta delle coordinate per raggiungere il covo di quei reietti eretici e il loro spregevole padrone; un asteroide su cui quel pazzo ha costruito la sua empia abbazia.
Con queste possiamo decidere una reale linea d’azione…” L’inquisitore Ignatius si era avvicinato tanto al servoteschio nella foga del discorso da risultare solo un’enorme volto oloproiettato.

Poco impressionato Glydus ribatte che se gli avesse dato retta il Princeps non si sarebbe trovato in quella situazione, aveva l’ordine di non ingaggiare ma riferire.

-“..e poi cosa Capitano? Avrebbe parlamentato con loro? Li avrebbe convinti? Avrebbe fatto comunella con creature palesemente marchiate dal Warp!!”

-“La smetta!” ruggì Glydus in direzione della proiezione che barcollo e si fece indistinta mentre l’Inquisitore sulla sua nave venne colto da un improvviso ascesso di tosse.
“Ovviamente no. Ovviamente adesso che sappiamo con chi abbiamo a che fare non abbiamo altra scelta che annientarli perché è nostro dovere. Mi limitavo ad osservare che se il Princeps avesse seguito le direttive ora non sarebbe in pericolo e potrebbe svolgere il suo dovere al nostro fianco.”

“Il sistema di Undred-Undred Teef e gli Orki che lo infestano dovranno aspettare, ora la nostra priorità è annientare il Mutante e salvare il Princeps Gonnard con i suoi mezzi per la maggior gloria dell’Imperium e per pulire l’onta del tradimento perpetrato dall’eretico Dupoint. Immagino siamo tutti d’accordo.
Boca fece un cenno d’assenso, come i due ufficiali che accompagnavano Glydus.

- “Ovviamente Capitano, coff.. coff.., ma si ricordi; una volta conclusa questa vicenda lei farà rapporto da me qui sulla mia nave e discuteremo faccia a faccia il suo futuro nella Koronus Espanse e nell’Imperium. E’ un ordine dell’Inquisizione”.

-“Certamente Inquisitore Ignatius, come desidera..”




Obbiettivi

  1. Attaccare di sorpresa il covo di Dupoint, con un bombardamento a tappeto, trucidare tutti i mutanti e il Vescovo, per l’eterna gloria dell’Imperium.

  1. Salvare il Princeps, recuperare il suo Titano e vascello. Gli articoli non sono separabili, singolarmente sono inutili.

  1. Far capitare nel corso della battaglia un incidente che tolga di mezzo l’Inquisitore Ignatius prima che divenga un problema.

Heaten Stars, ultimo turno, dichiarazione di Waldus "Wookie" Hereford


DAIRIO DEL CAPITANO HEREFORD.
Berengario è morto. viva Berengario. 
chi avrebbe mai pensato che quell'eretico bastardo avrebbe imbrogliato tutti, sacrificando il corpo per salvarsi l'anima. E ora i suoi resti cavalcano un Tornadoz tra il warp e l'universo. Non saremmo stati in grado di proteggerlo in questo momento e abbiamo dovuto costruire quella navicella sarcofago animata da una creatura del Warp. Solo io e Petronio abbiamo i mezzi per recuperarlo. Petronio spera di riunirsi alla prima compagnia con quel che resta dei suoi Corvi, ma ho i miei dubbi essendo inseguito da ogni xeno e seguace del chaos in questo settore. Io invece devo fare quello che il Destino mi chiede. Il tesoro che ho cercato, gli indizi, la facilità con cui ho intuito la direzione di questo viaggio assurdo ha trovato spiegazione. Io sono stato il cercatore di me stesso e ho contribuito alla creazione del tesoro. Un paradosso che ha avuto il suo primo sviluppo nei trent'anni passati nella dimensione negativa e che ora deve completarsi.  Ecco perchè l'ultima rotta programmata dall'astropate ci porterà di nuovo nelle fauci del rift spaziotemporale. Se ho ragione, emergeremo  pronti a diventare una figura leggendaria di un'epoca precedente con una mappa per un tesoro che verrà creato millenni dopo. Se mi sbaglio...spero di risultare indigesto al demone che dovrà divorarmi. Ma almeno l'inquisizione e i seguaci di Ahriman non avranno nè me nè la mia nave.

COSA: attraversare il rift spazio-temporale e riemergere nel passato nei panni di Bold Zwein, per scriverne i diari.
DOVE: nel punto di frattura dimensionale con il warp, luogo della precedente battaglia con la flotta della Stirpe dei Mille
COME: riattraversare con molto coraggio e l'esperienza del viaggio precedente il passaggio nell'immaterium, affrontarne i pericoli e riemergere nel passato

Arma usata:FLOTTA 

Winterscales Realm, ultimo turno, dichiarazione di Telemacus Farnham

Bacterius smise di tossire alle 04:12 del giorno 126. Amrus registro’ l’evento in una cella di memoria periferica e si volto’ verso il capezzale dell’uomo.
Mentre il dato si depositava sulla traccia magnetica che componeva il suo cervello, si trovo’ a pensare a quanto futile fosse quel gesto. Osservo’ dall’alto quella informazione, tanto piccola da non essere distinguibile nel mare di memorie che la circondavano. Penso’ al volume trascurabile che il suo corpo occupava e lo confronto’ con l’ipotetica dimensione della Galassia: si senti’ impotente.
 Valuto’ di estendere il confronto alla dimensione dell’Universo ma qualcosa gli impose di fermarsi, una sensazione non misurata da alcuno dei sensori integrati nel suo corpo. Cosi’ era forse la paura? Tristezza, forse?
-Ci sei ancora?- la voce di Bacterius era pulita, non si sentiva piu’il gracchiare del catarro, simile al disturbo di una trasmissione a onde medie. Amrus si avvicino’ alla branda sporca. -Sono qui- disse, quelle due parole parvero moltiplicare il peso della sua esistenza, cancellando l’ombra che gravava su di lui.
-Mi sento bene, cosi’ all’improvviso- Bacterius sorrise, lineamenti giovani sotto uno strato di olio lubrificante.
-Hai smesso di tossire-
-Gia’- il corpo del reietto era stato scosso da una tremenda tosse per giorni, dopo che avevano trovato rifugio nelle camere di tribordo.
-Sai quello che dicono della quiete?- Amrus scosse il capo, incapace di distogliere lo sguardo -Quando passi attraverso una tempesta del Warp, capita ogni tanto che raggiungi il suo centro: allora per un attimo la nave smette di ballare, non senti piu’ le voci che ti chiamano dentro la testa. Tutti allora tirano un sospiro, ma e’ solo un attimo prima di piombare di nuovo nel caos.-
-Pensi che la tosse tornera’?- chiese Amrus, sentendosi stupido (sentendosi stupido?).
-Penso che questa nave…- si batte’ due nocche sul petto -…sia un po’ troppo malandata-
Amrus tacque e resto’ fermo, in piedi, in attesa che accadesse qualcosa a cui reagire. Le ferite dell’umano erano gravi, come la disidratazione e il principio di assideramento. La guerriglia che aveva dilaniato la Lacrima di Sanguinius non aveva risparmiato altri che loro: i combattimenti si erano spenti come un fuoco a cui manca l’ossigeno, nel momento in cui erano finiti gli uomini.
-Volevo riconquistare un posto alla luce, invece ho condannato tutti all’oscurita’- Bacterius chiuse gli occhi, Amrus si chino’ in avanti, per un improvviso imperativo di comunicare con lui. -Abbiamo corso un rischio calcolato. Non tutto e’ andato come previsto, ma non abiamo perso-
-Non abbiamo perso?- il reietto ridacchio’ ma subito si interruppe, una smorfia di dolore deformo’ il suo viso lurido -Pensiamo in modi diversi: la mia gente non voleva piu’ essere esiliata, volevamo tornare a vivere con l’equipaggio. Che senso ha avere ucciso chi ci voleva obliare, se con lui se ne sono andati tutti? Odisseus e i suoi ufficiali, tutti morti, ma con loro i bambini… le donne… gli amici. Questa nave e’ soltanto una tomba fredda che ruota nel buio-
-Se soltanto Petrus non mi avesse voltato le spalle- Amrus appoggio’ la schiena ad un trave contorno che aveva sfondato una delle pareti, forse il giorno dell’ultima battaglia. Bacterius si sollevo’ a sedere, nel cigolio del suo giaciglio. -Siamo stati due folli solo a sperare nel suo appoggio: l’ultimo nato di una lingua di sangue che tutti volevano dimenticare, insieme ad un anatema che indossava la pelle del figlio del Capitano. Due folli, ti dico- rise ancora e ancora si blocco’ per la sofferenza. -Amico mio: vorrei dire che e’ stato comunque bello provarci, ma il peso di tutte quelle morti mi schiaccia-
Amrus tacque, nella sua innaturale immobilita’, poi fu percorso da un lieve tremito -Vorrei poterlo dire anche io. Vorrei poter dire qualunque cosa, ma il mio cranio e’ vuoto: e’ freddo. L’orrore per quelle morti e’ una sensazione che so che dovrei provare, ma non esiste dentro di me. A stento riesco a pensare che esista un “me”- Tacque, riascoltando mille volte la registrazione di cio’ che aveva detto. Le parole erano scaturite da un punto d’origine sconosciuto del suo circuito principale. Anche Bacterius ne sembrava stupito.
-A guardarti non si puo’ dire tu sia fatto di carne, ma cercando di essere umano, lo sei diventato molto piu’ di me o degli altri… Noi abbiamo dimenticato come si fa, forse- lo guardo’ dal basso con il suo solito sorriso: come poteva esistere dell’affetto in un cubicolo vuoto di tre metri di lato, annegato dentro a milioni di tonnellate di metallo alla deriva nel vuoto? Eppure quel sorriso sembro’ riempire tutto quello spazio freddo, fino agli squarci nelle paratie, fino al timone che ruotava da solo. Amrus sondo’ le misure delle sue termocoppie interne: la temperatura non era mutata, anche se l’impressione era di avere piu’ caldo.
-Ho bisogno di un ultimo favore- chiese il reietto. Amrus annui’. -Aiutami ad allacciare la tuta. Fammi fare un giro della nave, dei ponti superiori, anche se non c’e’ piu’ nessuno-
Il necron annui’ di nuovo. Indossare la veste fu un atto lungo e doloroso. Amrus ignoro’ il rumore che faceva la carne viva strisciando contro il tessuto plastico, il mugolio di dolore di Bacterius, soffocato dai denti stretti. Ignoro’ il tanfo di marcio che si sollevava dal ventre dell’uomo. Non fece neppure caso, quando lo sollevo’ e se lo mise in braccio, al fatto che le gambe penzolavano come due cavi elettrici tranciati. Quando Bacterius chiuse la visiera del casco, il suo respiro vi disegno’ un minuscolo cerchio di condensa.
-Andiamo?-
-Andiamo-
Amrus cammino’ lungo i corridoi del secondo ponte, ricordando quando erano illuminati e pieni di voci. Sbuco’ sulla murata dalla quale si vedeva il ponte di comando. Senti’ le dita di Bacterius stringersi intorno alla sua spalla metallica.
 -Pochi mesi fa da qui ti acclamavano. Potevamo sentire la festa fin dalle viscere della nave dove ci nascondevamo. E mi dicevo “lui e’ la chiave!”. Col tuo aiuto la prossima volta avremmo potuto esserci anche noi, in mezzo alla festa, in mezzo ai nostri fratelli. Ce ne stavamo stretti, vicini l’uno all’altro, e sorridevamo anche se non eravamo stati invitati-
Amrus sali’ a passi lenti verso il ponte principale, mentre Bacterius gli raccontava la sua infanzia e gli parlava di tutti i suoi fratelli. Gli stendardi della casata Farnham penzolavano, laceri e anneriti dal fuoco, dalla balconata. Ad ogni gradino la voce di Bacterius si faceva piu’ emozionata e i dettagli dei suoi ricordi piu’ vividi ed emozionanti. Sembrava che la sua famiglia stesse salendo le scale con lui, in un’atmosfera libera dal puzzo della polvere da sparo e del sangue. Arrivati di fronte al Timone Grigio, Bacterius trattenne il respiro: per quanto devastata dagli scontri, la vista che si godeva da quel punto toglieva il fiato. Il reietto, che per anni aveva sognato di tornare alla luce, allungo’ una mano verso il timone e gli impresse una debole rotazione.
-Spero che almeno in parte questo ti consoli- Nessuna risposta. -Bacterius?- Nessuna risposta.
Amrus resto immobile, con il corpo del suo amico in braccio, per un tempo incalcolabile. Dallo squarcio nello scafo sopra di lui le stelle occhieggiavano la sua grottesca figura e poi passavano oltre. I circuiti cognitivi lavoravano incessantemente, mentre il guscio che li conteneva si riempiva di polvere. La domanda a cui Amrus cercava di rispondere era breve ma difficile: “Perche’?”

Il rumore di passi metallici passo’ quasi inosservato. Un baluginare di luce verde taglio’ l’oscurita’ allo sbocco della scalinata. Una singola figura, possente nel suo corpo meccanico, guadagno’ la balconata e si arresto’ a pochi passi da lui. Amrus rimase immobile come il cadavere che reggeva.
-Giunti al dunque…- proferi’ la figura, in una lingua aliena che Amrus comprendeva, metallica e distorta.
-Hai risposta alle tue domande?- la richiesta fu sottolineata da un colpo sul pavimento, scintille fluorescenti galleggiarono per un istante.
-Perche’?- fu tutto cio’ che Amrus pote’ dire.
-E’ la tua domanda, sara’ la tua risposta. E sara’ anche la tua scelta- Il Faraone strinse l’impugnatura della sua falce. Sarebbe rimasto immobile a sua volta, per tutto il tempo necessario a suo figlio

Situazione: Amrus e il Faraone Necron confrontano le loro convinzoni in un silenzioso duello mentale
Obiettivo: Amrus vuole convincere il Faraone a lasciarlo libero e rispettare l'umanita' da lui conquistata: a dispetto della sofferenza che ha provato le emozioni umane sono un tesoro da salvaguardare!
Arma: Diplomazia