Ciclopici monoliti di ghiaccio formavano una muraglia a destra esinistra di Odisseus Farnham. Anche se la fenditura in cui si muovevasarebbe stata sufficiente al passaggio di due carri, o una dozzina diuomini affiancati a distanza di braccio, la sensazione che provava eradi essere minuscolo e sopraffatto: anche sollevando la testa, ilsoffitto della stiva non era visibile e le due pareti bianchesembravano unirsi in una candida cuspide, a più di un chilometro dialtezza.
Odisseus sentì una fitta gelida al collo e ricacciò rapidamente ilmento sotto il colletto, stringendosi nel pesante cappotto fino arimpicciolire. Riprese a camminare goffamente, sbuffando pesantinuvole di condensa ad ogni passo. -Alfine la vecchiaia avrà la megliosulla mia determinazione: queste vesti paiono così pesanti che afatica riesco a sostenerle.- disse tra un ansimo e l’altro.
-Forse qualcuno ti ha riempito le tasche di piombo.- commentò Tadeusz,che lo seguiva a pochi passi. Odisseus non diede segno di aversentito. Il primo ufficiale indossava gli stessi spessi indumentiisolanti, ma sembrava più a proprio agio; attendeva che l’anzianoprocedesse, poi in poco tempo lo raggiungeva e si fermava di nuovo,guardandosi intorno e tirando su col naso.
Camminavano così da un po’,nella tradizionale ispezione del carico: a questa velocità avrebberoimpiegato un giorno intero per arrivare anche solo all’altra estremitàdi una delle stive. Dieci chilometri di lunghezza per due dilarghezza, questa era la superficie della prima sezione di caricodella Lacrima di Sanguinius; quando era colma di ghiaccio, eraimpossibile contemplarne i transetti, fregiati di statue ebassorilievi in pietra, e le stesse guglie, che avrebbero potutocoprire ciascuna un piccolo villaggio, erano nascoste dal gelido carico.
Sotto la volta a sesto acuto da cui si imboccava il passaggio tra imonoliti, tre mozzi aspettavano ad intervenire con un veicolo su ruotese Odisseus non fosse più stato in grado di proseguire a piedi.
Si tenevano a distanza, abbastanza lontani da non sentire le parole dei due ufficiali, ma se il Trader avesse fatto cenno avrebbero potuto scorgerlo.
-Il ghiaccio è il nostro passato, presente e futuro.- disse Odisseus.-E’ il fuoco che scalda le nostre vene.-
Tadeusz sollevò unsopracciglio. Odisseus sospirò e senza voltarsi proseguì: -La temperatura del ghiaccio è enorme, se comparata al gelido nulla dello spazio esterno: scarso fardello sono queste vesti, se pondero ciò che otterrà la casata grazie ad esso.- accarezzò la candida superficiedella parete; Tadeusz non replicò, limitandosi a rimanere immobile dietro al suo Capitano.
Passi veloci suonarono alle loro spalle. Una figura alta, coperta da un mantello scuro e da una maschera di liscio metallo, avanzava nella loro direzione.
Superando il veicolo di supporto non parlò ai mozzi;loro si scambiarono una veloce occhiata dopo essersi drizzati sull’attenti, non appena fu passato presero a parlare senza perderlo di vista. Ogni volta che il tallone colpiva il pavimento, un suono metallico arrivava fino alle orecchie dei due uomini, solo in parte coperto dal lontano e monotono rombo dei motori della nave.
-Padre.- disse il nuovo arrivato dopo essersi avvicinato, cinando leggermente il capo.
-Telemacus. Ben arrivato.- rispose Odisseus abbassando la mano ma continuando a fissare il ghiaccio, d’un tratto sembrava ancora più stanco e Tadeusz fece un passo verso di lui.
-Dobbiamo conferire.- riprese la figura ammantata.
-Telemacus.- li interruppe Tadeusz mostrando i palmi delle mani -E’ un piacere vedervi di nuovo in ottima salute. Questa febbre altalenante preoccupa l’equipaggio: poco prima calcate il suolo di Ashez, poi rimanete giorni immobile nel letto, per poi irrompere nella stiva senza curarvi nemmeno del freddo. E’ sorprendente.-
-Lasciaci, Tadeusz.- mormorò Odisseus. Il primo ufficiale lo guardò a bocca aperta. -Te ne do licenza.-
Tadeusz girò sui tacchi e si allontano dopo aver lanciato uno sguardo colmo d’ira a Telemacus.
I due rimasti ripresero a camminare,Telemacus nel suo mantello gettava ombra sulla curva figura del padre.-Il tuo primo ufficiale mi è ostile.- disse, la voce aveva assunto un vago suono sintetico.
-E’ un Ithacan. La sua linea di sangue appartiene alla casata ma è tradizionalmente indipendente: da generazioni gli Ithacan ricoprono il ruolo di primo ufficiale.-
-Continua a sfuggirmi il motivo del vostro attaccamento alle tradizioni.-
-Il mio consiglio è di accondiscendere ad esse finché a tua volta non ne sarai affezionato: sarà la tua chiave per mantenere il controllo sull’equipaggio. Come vedi la tua presenza non basta a garantire lo status quo ante della Lacrima di Sanguinius: sei ancora troppo poco umano per poter imitare mio figlio.-
-Il tempo non ci basterà: sei debole, sempre di più col passare deigiorni. Di questo passo non potrai nemmeno presenziare all’Ispezione del Messo Imperiale.-
-La Stazione di Gargol’s Nest è vicina, ormai. Ce la farò.-
-Non intendo correre rischi.-
Odisseus si voltò per affrontare ciò che si pensava fosse suo figlio,ma per quanto sollevasse le spalle non aveva speranza di rivaleggiare con la sua imponenza. -Tu non lascerai la nave: incontrerò il Messo di persona, per l’ultima volta, e guadagnerò il diritto al Timone Grigio per altri dieci anni: quelli e non altro ti serviranno a rimpiazzare il mio compianto Telemacus.- prima che dall’immobilità della maschera potesse giungere replica, incalzò: -Scoprirebbero cosa sei nell’istante stesso in cui mettessi piede sulla superficie della Stazione. Perfino l’equipaggio ha capito che in te qualcosa non va,anche se qui nessuno oserebbe chiederti di abbassare quella maschera.Ma il Messo Imperiale sarà diverso: lui è sulla Stazione per metterci alla prova, trovare un appiglio per non garantirci più il diritto di corsa e spazzare via la casata dalla Koronus Expanse.- si era infervorato e parlando scuoteva il pugno; l’altro rimase immobile fino a quando non calò il silenzio.
-Odisseus, non mi hai compreso. Non correrò rischi, tanto meno abbandonando la tua nave.- portò avanti un braccio, badando di nasconderlo col corpo alla vista dei mozzi.
Il mantello scivolò via dalla mano metallica, simile a quella di uno spettro cui il Warp aveva strappato pelle e carne. Dal dito indice si protendeva un ago appuntito, grigio e gocciolante un liquido denso. -Questo ti darà forza, quanto basta per concludere il tuo ultimo incarico.-
Odisseus fece per alzare una mano al volto, ma l’altro lo fermò portandosi ad un palmo da lui.
-Non ti segnare.- ordinò. -Hai smesso di pregare il tuo Imperatore nel momento in cui hai proposto il patto che ci lega. Siamo io e te,adesso, con ogni compromesso che ciò significherà.-
Dopo qualche secondo, Odisseus abbassò la mano. -Cosa devo fare?-chiese con voce tremante.
-Dammi il braccio.- gli rispose.
Quel giorno, i mozzi si meravigliarono di come il Capitano li avesse ignorati. Lui ed il figlio percorsero l’intera lunghezza della stiva senza l’aiuto del veicolo e al ritorno i loro passi risuonavano sicuri sul ponte metallico. L’Imperatore sorrideva loro dal Trono d’Oro: al sopraggiungere dell’Ispezione Imperiale, entrambi i Farnham sembravano in ottima forma.
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